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Sport e Mental Training

Visualizza il tuo obiettivo, Conosci i tuoi limiti, Credi in te stesso

Consapevolezza in movimento

La consapevolezza, unita al movimento, aiuta a gestire l'ansia ed a migliorare il proprio stato di benessere.

Lavorando sulla percezione di autoefficacia (self-efficacy) sostengo l’atleta in un percorso in cui prende coscienza delle proprie risorse, accresce la propria autostima e motivazione, sviluppando la capacità di darsi obiettivi sfidanti che sostengano la sua crescita continua nel mondo dello sport.

Il mondo scientifico ha dimostrato che le abilità mentali possono essere allenate, proprio come le competenze fisiche, tecniche e tattiche.


Le AREE PRINCIPALI di intervento si focalizzano su:

  • gestire i fattori cognitivi, emotivi e intrapersonali che influenzano le prestazioni.
  • la personalità dell’atleta, la stabilità emotiva, la capacità di resistenza alle frustrazioni e allo stress.
  • le tecniche più efficaci per la preparazione mentale alla competizione.
  • migliorare la gestione della fatica.
  • la corretta attivazione dell’ansia pre-gara.
  • le caratteristiche della prestazione sportiva ottimale.
  • l’aumento dell’attenzione e della concentrazione con tecniche, ad esempio, di self-talk o di imagery e simulazione.
  • favorire l'apprendimento e l'attuazione del gesto tecnico.
  • scoprire e rafforzare i punti di forza.
  • i processi di miglioramento dell’efficacia personale.
  • la definizione degli obiettivi (goal setting).
  • lo sviluppo di un atteggiamento mentale positivo.
  • eliminare i fattori distraenti.
  • l’applicazione di buone pratiche di mental training e     di rilassamento (come il training autogeno o il biofeedback).
  • apprendimento e l’applicazione di competenze psicomotorie in differenti tipi di attività fisica e sportiva.
  • la gestione e il recupero dall’infortunio;
  • il supporto nei vari periodi di transizione di carriera.
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NUOTO: VINCERE CON LA MENTE.

In corsia con la testa!

E' da qualche anno ormai che le società di nuoto si avvalgono di consulenti psicologi per risolvere situazione di problematiche di rendimento sportivo.

Premesso che accetto e condivido con estremo favore questa scelta, la domanda che mi pongo da professionista del settore e' la seguente: perché arrivare sempre al momento in cui bisogna recuperare un qualcosa invece di agire in promozione del benessere ed intervenire affinché non ci siano situazioni problematiche?

Capire quale sia il corretto obiettivo da porsi e perseverare nel raggiungerlo non e' cosa semplice e non esiste un modo universale per tutti! E' di estrema importanza conoscersi per potere ottenere il massimo da se stessi e quindi evitare di incappare in ostacoli che possano demotivarci.

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La psicologia applicata allo sport del nuoto prevede l’incremento della consapevolezza delle proprie capacità mentali e lo studio del gesto motorio.

Tali analisi comprendono: il tuffo di partenza, le virate, il ritmo di gara ed i suoi cambiamenti, le specialità corte e lunghe, i vari stili del nuoto (stile libero, dorso, rana, farfalla e misti) la lettura delle gare e l'arrivo.
Per ogni gesto motorio si esaminano mentalmente le caratteristiche tecniche al rallentatore, osservando con l'atleta dove sussistano delle difficoltà e a quale sfera esse appartengano: fisica, tecnica, tattica, psicologica, cognitiva, di scarsa percezione sensoriale eccetera.

La gara inizia dagli allenamenti

Nel nuoto ci si trova ad affrontare gli avversari nella solitudine della propria corsia, in un ambiente differente da quello che viviamo nel nostro quotidiano: allenarsi sul focus attentivo, self-efficacy e sulla motivazione permette di affrontare il clima gara con maggior consapevolezza e serenità, senza esser risucchiati dall'ansia da prestazione! Può sembrar retorico, ma la gara (obiettivo) inizia e si dipana negli allenamenti della settimana.

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PSICOLOGIA DELL’IMMERSIONE SUBACQUEA 

Sono un subacqueo e la mia passione per le immersioni la sento molto vicina rispetto alla mia professione.

Quale modo migliore se non abbinare queste due passioni dedicandosi alla psicologia dello sport applicata alle immersioni subacquee.
Immergersi nel piacevole silenzio, circondata dalle forme e dai colori delle meraviglie del mare, accompagnate dal suono del mio respiro, è un’esperienza unica di profondità interiore.

Credo che questo tipo di esperienza, fatta nelle condizioni adeguate, possa essere riabilitativa e terapeutica.

La subacquea in quanto attività che possiamo considerare “estrema” rispetto al vivere ordinario, è luogo in cui i fenomeni psicologici vengono amplificati da una parte e possono condizionare l’attività subacquea dall’altra.

Attraverso l’attività subacquea si può osservare:
  • un aumento della conoscenza di sé e della consapevolezza delle proprie possibilità.
  • Un incremento delle abilità cognitive di pianificazione, attenzione, concentrazione e del senso di responsabilità.
  • Un miglioramento nella previsione del pericolo e il controllo dell’ansia e dello stress.
  • Un aumento della consapevolezza delle sensazioni corporee e della capacità di rilassarsi.
  • Il piacere nelle immersioni.
  • Una rinnovata capacità di controllo degli impulsi
    una maggiore attenzione verso l’altro, il gruppo e la socializzazione.
  • Imparare ad affidarsi ad una comunicazione non verbale codificata
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STRESS, ANSIA E PANICO

Perchè decidiamo di praticare l’attività subacquea? Come ci si comporta in caso di panico e fobie?

Molti di noi che si immergono per pura passione spesso sottovalutano l’importanza dell’aspetto psicologico durante le loro discese, eppure una buona preparazione psicologica consentirebbe di godersi di più questi momenti garantendo al sub un maggior sicurezza fuori e dentro l’acqua.

Durante un’immersione alcuni ad alcuni subacquei potrà capitare di sperimentare ansia prima, durante o dopo l’immersione. Il panico può derivare da un progressivo accumulo di ansia evocata da eventi di varia natura (freddo, stanchezza, scarsa familiarità con attrezzature, ecc), oppure da un singolo evento che il subacqueo si sente incapace di gestire (malfunzionamento dell’erogatore, la perdita di una maschera, ecc) oppure quando si affrontano immersioni nuove o in condizioni più estreme rispetto a quelle a cui il subacqueo è abituato.

Per alcuni, questo raggiungerà un’intensità che renderà il funzionamento normale difficile o impossibile e questo è lo stato che chiamiamo “panico”. Secondo alcuni psicologi delle immersioni, come Bacharach e Egstrom (1987), il panico è la principale causa di decessi di immersione.

I subacquei possono evitare il panico in vari modi:
  • Migliorare la forma fisica e la conoscenza della subacquea. I subacquei che sono in forma hanno più risorse per combattere il freddo e la stanchezza e conoscere i rischi reali di immersione impedisce a paure non realistiche di prendere il sopravvento.
  • Praticare risposte di emergenza. Una delle cose più utili che i subacquei possono fare per evitare che il panico dilaghi è quello di praticare le tecniche di risposta alle emergenze fino a che non sono diventate automatiche.
  • Conoscere i propri limiti.
  • Allenare la propria mente con training psicologici. I percorsi di Training Autogeno e Mental Training per subacquei comprendono diverse tecniche ed esercizi che il subacqueo impara e allena fino a raggiungere la completa autonomia nella gestione della propria sfera psicologica.
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